Business Coaching Vicenza

5 Modi per Riprendersi da una Sconfitta

Farete, incontro a Bologna Fiere del 2016
Farete, incontro a Bologna Fiere del 2016

Sconfitta, ecco una parola fondamentale, l’altra faccia del successo, il suo lato oscuro, potente.

Aspetta, riavvolgiamo il nastro e ripartiamo dal successo.

Mi sono sempre chiesto cosa ci fosse di stonato in tutti quegli articoli sul successo dai titoli altisonanti e dal sapore di televendita, nella miglior tradizione dei piazzisti di oggi e degli imbonitori alla Mark Twain. Te ne do alcuni assaggi:

  • 10 Regole per avere successo
  • Come arrivare al successo e rimanervi
  • Quel che devi sapere per ottenere quanto desideri
  • Le 5 armi infallibili per il successo
  • (e certamente, in forma implicita, anche) 5 modi per riprendersi da una sconfitta

Non c’è niente di sbagliato, mi dicevo leggendo quei titoli e quei contenuti. Si tratta di tecniche e accorgimenti di chi al successo ci è arrivato e ha sperimentato cosa ha funzionato e cosa no (ammesso e non concesso che vi sia una definizione univoca di “successo“) eppure permaneva e permane un certo scettiscismo.

A tal proposito lasciami aprire una parentesi, una digressione su quanto ha scritto Og Mandino proprio sul successo:

Tra migliaia di uomini saggi non ne esistono due che possano definire il successo con le stesse parole; mentre l’insuccesso è sempre stato descritto in un modo solamente. Il fallimento è l’incapacità dell’uomo di raggiungere le sue mete nella vita, qualsiasi possano essere.

Dunque diciamo che, al di là del sarcasmo, la mia percezione che quegli slogan fossero richiami per allocchi confliggeva con il fatto che alcuni consigli mi sembravano utili. Allora, mi dicevo, potrebbe essere un problema legato alle mie convinzioni, ad una certa mia impronta accademica che vuole che ogni affermazione sia suffragata da studi condotti con una metodologia e non sull’esperienza di un singolo individuo (l’esperienza particolare ha valore, certo, ma non è generalizzabile, inoltre serve un campione ampio per verificare se le dinamiche siano correlate tra loro o siano semplicemente episodi isolati e casuali).

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Coaching, Work Life Balance e introversione

L'Inferno di Botticelli, ripreso da Dante nella necessità latina "ad astra per aspera"
L’Inferno di Botticelli, ripreso da Dante nella necessità latina “ad astra per aspera”

Ieri sera ascoltavo un podcast di Tony Robbins e l’ho sentito dire che il work-life balance sarebbe una panzana. Nessuno, a suo giudizio, vorrebbe un equilibrio tra sfera lavorativa e sfera personale. Secondo Robbins ciascuno di noi vorrebbe semplicemente di più e sarebbe anche disposto a fare sempre di più per ottenerlo, a patto che questa sua attività gli dia piacere (Robbins non è estraneo al principio freudiano della polarità piacere e dolore).

Give More to Get More

Continuando nella sua esposizione, Robbins sosteneva che se hai grandi idee, ma non agisci, quelle idee equivalgono solo a palliativi per procrastinare le vive intenzioni. L’ho sentito anche sostenere che la strada per realizzarle è per l’80% psicologia e per il 20% meccanica (non ditemi che ricorda anche a voi la Legge di Pareto, certo è un ottimo spot per quanti come me si occupano di Coaching).

In estrema sintesi, la lapalissiana declinazione di Robbins invita a darsi da fare per ottenere di più. Naturalmente mette in guardia sulla necessità di usare pazienza, forza e costanza, però, la cosa che colpisce maggiormente è quanto emerge da un confronto di questa prospettiva con la spina dorsale educativa di matrice cattolica.

Riepilogando il pensiero di Tony Robbins:

Fai quello che ti piace

Quello che vuoi? Muoviti e ottienilo

Volontà, mindset giusto e costanza sono la base per riuscirci

Cosa ci direbbe, invece, se provenisse da un background culturale di matrice cattolica e ne fosse ossequioso osservante?

Prima il dovere poi il piacere

L’erba voglio non esiste nemmeno nel giardino del re

Non fare cose di cui poi potresti pentirti (ti aspetta un’esemplare punizione nell’aldilà)

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Scrivere per Ottenere un Colloquio di Lavoro

Career Coaching come ottenere un colloquio di lavoro, qui si vede l'attore Matthew McConaughey che fa il suo discorso al ricevimento del Premio Oscar
Matthew McConaughey. Discorso in occasione della sua premiazione agli Oscar.

diMatteo Rinaldi*

Ultimamente, a caccia di nuovi lavori, ho ricominciato a inviare proposte di formazione a grandi e medie aziende della mia regione. Scrivo email con il cuore e con il cervello. Racconto chi sono, cosa faccio, come lo faccio. Ordino, spiego, taglio. Limo, sistemo, chiarisco. Infine invio. Sapete quante volte mi rispondono?

Come scrivere per farsi capire davvero, motivare, ottenere un colloquio di lavoro vincente.

Da anni tengo corsi di scrittura. Li presento e pubblicizzo con titoli semplici, come “Email Netiquette”. Oppure creativi come “Non email troppo tardi”. O ancor più creativi, come “Carta incanta”.

Purtroppo non servono a niente, i titoli creativi: nel mondo internet contano le dannatissime parole chiave: “Scrivere per vendere”, “come scrivere meglio”, “Curriculum efficace” e brutture simili. Ma ho scelto di fregarmene. Resto fedele ai miei princìpi. E li pago, ma non ne sono pago: li porto avanti e pazienza se funzionano poco e male.

Il problema è che oggi ho capito una cosa nuova: oltre ai titoli, sono sbagliati i corsi.

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Come gestire la rabbia in ufficio con il Coaching. Dall’aggressività ostile e strumentale alla comunicazione assertiva

Coaching e Rabbia in Ufficio, Work-Life Balance, il rischio di scaricare la rabbia a casa
Quando la rabbia in ufficio non viene espressa, spesso viene scaricata a casa e ne diventano vittime le persone che amiamo

La rabbia, si legge su Wikipedia

(…) è una malattia virale che causa l’infiammazione acuta del cervello negli esseri umani e in altri animali a sangue caldo. I primi sintomi possono includere febbre e prurito nel sito di esposizione (soprattutto alle mani – NdR). (…) sono seguiti da uno o più dei seguenti segni: movimenti violenti, emozioni incontrollate, paura dell’acqua, confusione e perdita di coscienza.

Nonostante si tratti chiaramente della definizione dell’idrofobia e di un problema di disambiguazione, non sarà difficile, per ciascuno di noi, riconoscere in questa descrizione, qualche saltuario comportamento visto o agito in ufficio.

La rabbia, o ira, è la via naturale con cui, secondo alcune teorie, si risponde a un senso d’ingiustizia, a un’offesa percepita, a una minaccia, o ancora a una situazione sfavorevole e persino all’invidia.

Spesso, in contesti dove esiste una certa asimmetria di potere e dove c’è una gerarchia di ruoli, la dinamica della rabbia non è un movimento di risposta verso l’esterno, ma un’implosione, una fase di valutazione interna che spesso si tramuta in una profonda frustrazione.

È a questo punto che Coaching e rabbia si incontrano.

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Come Sviluppare una Mentalità Vincente e Trasformare la tua Monkey Mind

Monkey Mind e Visualizzazione sono dinamiche affrontate anche nel Coaching

Ecco di cosa ti parlerò in questo articolo:

  • Il Potere della Visualizzazione (winner e looser)
  • La Monkey Mind
  • 4 Regole per Sviluppare la Mentalità Vincente

Sono certo che certe cose capitano anche a te tutti i giorni, ma non ti sai sempre spiegare perché.

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Hai un’intelligenza superiore alla media? Preparati al peggio.

Coaching aziendale: un elevato quoziente intellettivo può essere un ostacolo. In questa raffigurazione di Escher è emblematica l'ambivalenza delle scale come salita e come discesa
Escher – ascending and descending

Chris Worth è un ragazzo che all’età di 13 anni ha un quoziente intellettivo pari a 177. Nonostante questo, o sarebbe meglio dire a causa di questo, sin dall’infanzia è infelice, rabbioso, tormentato dalla sensazione di essere perennemente nel posto sbagliato, tra le persone sbagliate, al momento sbagliato.

Qualche mese fa Linkiesta riportava le sue difficoltà, ma nihil sub sole novi. Oscar Wilde e Kafka avevano già garbatamente condiviso l’idea che l’intelligenza fuori dal comune fosse più d’ostacolo che di vantaggio. Il caso di Chris Worth non fa eccezione.

Quali sono questi problemi che causa un’intelligenza superiore alla media? Chris li spiega, raccontando la sua esperienza, ma fa qualcosa di meglio. Ci spiega quali strategie si è inventato per venirne a capo. Eccole qui elencate.

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Solo il 58,62% dei Venditori rispetta il Budget. Sei anche tu un Venditore Sotto-Quota?

Harvard Business Review - April 2015In un suo recente articolo, Ian Dainty si sofferma a commentare alcuni dati divulgati dalle prestigiose riviste Gallup e Harvard Business Review.

Secondo questi dati un commerciale disorientato causa all’azienda un danno economico maggiore di quello che genererebbe una persona non adeguata in qualsiasi altra area funzionale. Nonostante ciò, molte aziende sottostimano queste conseguenze negative.

Prima di affrontare l’importanza e il significato che assume il Coaching per il venditore in quest’ambito, Dainty dà anche un quadro sintetico di queste conseguenze negative:

• Perdita di entrate (opportunità perse o continuamente ritardate).
• Supplementi di formazione, training e maggiori costi e incombenze per il management.
• Costi derivanti da un elevato turnover (sia in termine di tempo che di consulenze HR per licenziamenti e riassunzioni continue).

Oltre a questi costi, vi sono anche quelli indiretti:

• tempistiche molto lunghe per avere un impatto sulla quota di mercato e sulla brend loialty;
• l’impatto negativo sulle motivazioni e il morale – che genera un abbassamento delle performance anche sugli altri membri del team di vendita, un elevato turnover, fino a sfociare nella perdita dei venditori migliori.

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Coaching. Se “successo” è sinonimo di “accaduto” (o fallimento)

Il Coaching raffigurato come tachimetro incendiato, in quanto il Coaching aiuta a togliere i limitatori di velocità alle nostre prestazioni
Il Coaching agisce per togliere i limiti di velocità al nostro agire e pensare
Il Coaching è la via che molte persone intraprendono per guardare al futuro, per migliorarsi e migliorare le performance, per avere un Coach che li sappia stimolare e guidare a dare il meglio di sé.

Non sono sempre fiduciose e non sempre sanno dove sono dirette. Spesso chiedono al Coach di fare chiarezza nei propri obiettivi. Sono sovente sollecitate a raggiungere un successo di cui non sempre sanno dare una definizione. Sanno che devono in qualche misura emergere, ma non sanno dove prima devono tuffarsi.

Il Coaching è un processo creativo per entrare in relazione con sé e il patrimonio di risorse che abbiamo a disposizione. Quando si parla di Coaching, quindi, è naturale usare la metafora dello scandaglio di tesori sommersi.

In una certa misura questa immersione ci riporta al principio di Archimede secondo cui un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del liquido spostato. È questa spinta che ci permette di superare i nostri limiti. Tanto più riusciamo a scendere per prendere i nostri tesori (le nostre risorse personali), tanto più riusciamo a trovare slancio per emergere.

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