5 Modi per Riprendersi da una Sconfitta

Farete, incontro a Bologna Fiere del 2016
Farete, incontro a Bologna Fiere del 2016

Sconfitta, ecco una parola fondamentale, l’altra faccia del successo, il suo lato oscuro, potente.

Aspetta, riavvolgiamo il nastro e ripartiamo dal successo.

Mi sono sempre chiesto cosa ci fosse di stonato in tutti quegli articoli sul successo dai titoli altisonanti e dal sapore di televendita, nella miglior tradizione dei piazzisti di oggi e degli imbonitori alla Mark Twain. Te ne do alcuni assaggi:

  • 10 Regole per avere successo
  • Come arrivare al successo e rimanervi
  • Quel che devi sapere per ottenere quanto desideri
  • Le 5 armi infallibili per il successo
  • (e certamente, in forma implicita, anche) 5 modi per riprendersi da una sconfitta

Non c’è niente di sbagliato, mi dicevo leggendo quei titoli e quei contenuti. Si tratta di tecniche e accorgimenti di chi al successo ci è arrivato e ha sperimentato cosa ha funzionato e cosa no (ammesso e non concesso che vi sia una definizione univoca di “successo“) eppure permaneva e permane un certo scettiscismo.

A tal proposito lasciami aprire una parentesi, una digressione su quanto ha scritto Og Mandino proprio sul successo:

Tra migliaia di uomini saggi non ne esistono due che possano definire il successo con le stesse parole; mentre l’insuccesso è sempre stato descritto in un modo solamente. Il fallimento è l’incapacità dell’uomo di raggiungere le sue mete nella vita, qualsiasi possano essere.

Dunque diciamo che, al di là del sarcasmo, la mia percezione che quegli slogan fossero richiami per allocchi confliggeva con il fatto che alcuni consigli mi sembravano utili. Allora, mi dicevo, potrebbe essere un problema legato alle mie convinzioni, ad una certa mia impronta accademica che vuole che ogni affermazione sia suffragata da studi condotti con una metodologia e non sull’esperienza di un singolo individuo (l’esperienza particolare ha valore, certo, ma non è generalizzabile, inoltre serve un campione ampio per verificare se le dinamiche siano correlate tra loro o siano semplicemente episodi isolati e casuali).

Al di là di questo, continuavo a chiedermi perché il mio scetticismo si comportasse come una brace sotto la cenere. Continuavo a pensarci, poi mi sono ricordato del mio primo esame di Psicologia Cognitiva all’Università.

Sconfitta, successo e metodo scientifico

Ricordo che al Capitolo 2 del libro di testo si parlava di Popper e del suo apporto al metodo scientifico che passava attraverso la falsificazione dell’ipotesi.

Il libro portava un esempio intuitivo: se davanti a te ci sono delle carte coperte e qualcuno ti dice che sono tutte carte del seme “fiori”, per dimostrare che è vero, non devi procedere trovando tutte le carte con quel seme, ma devi cercare quella che “non è fiori”. Basterà infatti questa singola carta a falsificare l’ipotesi. Traslando questo approccio agli articoli sul successo, si può vedere come questi siano invece costruiti portando solo esempi a conferma delle tesi espresse.

Approfondendo, quindi, il nostro ambito di riflessione, potremmo dire che va bene leggere i consigli e farsi un’idea al riguardo, ma si deve fare attenzione a non costruirsi convinzioni basate su opinioni o episodi, o ancora peggio prendere a prestito le convinzioni di altri.

Se hai una convinzione, cerca ciò che la contraddice. È più rapido e ti permette di liberarti di idee che, fuorvianti, potrebbero condurti sempre più lontano da ciò che stai cercando.

Questo approccio è l’opposto di quanto ci insegnano il pensiero positivo e quanti predicano il potere della focalizzazione, che in modo tranchant può essere riassunto così: se cerchi qualcosa di positivo, lo troverai (ti sforzerai per trovarlo); se invece ti ostini a cercare qualcosa di negativo, finiari per crearlo (la tua attenzione sarà attratta da ciò che la tua mente sta cercando).

A tal proposito mi piace ricordare il noto psicologo Abraham Maslow quando scriveva:

 Se l’unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo.

Naturalmente hanno ragione anche loro – e vi sono antecedenti studi di psicologia e sociologia che hanno mostrato le ragioni perché questo accade – ma l’approccio di Popper è forse meno illusorio: se ci interessa la verità (una forma di verità con la “v” minuscola) non dobbiamo avere paura di smentirci, anzi dobbiamo cercare proprio quelle cose che dicono che ci stiamo sbagliando, meglio se ci diciono anche “come” e “dove” stiamo sbagliando (non ci sono errori, ci sono solo feedback, azioni e aggiustamenti). È un metodo rapido ed eccellente che si fonda sull’idea che ciò che conta è ottenere il risultato senza correre il rischio di innamorarsi delle idee (soprattutto se sbagliate).

Se quello che vogliamo, invece, è qualcosa che ci sostenga nelle nostre idee e nei nostri obiettivi, senza aprire al dubbio e senza interrogarci ulteriormente – e non ci importa poi molto di essere consapevoli – allora qualsiasi forma di doping mentale può funzionare.

Doparsi è molto semplice, infatti il nostro modo naturale di procedere non è affine al metodo scientifico. Siamo continuamente esposti a quello che gli Psicologi chiamano Confirmation Bias (Bias di Conferma). Che cos’è il Bias di Conferma?

È il processo prevalente del pensiero umano che cerca in modo selettivo quelle informazioni che confermano la propria convinzione o ipotesi, ponendovi maggiore attenzione, interpretandole in modo a sé favorevole  e attribuendo ad esse maggiore credibilità, ignorando, al contempo, e sminuendo le informazioni che, invece, la contraddicono.

Dunque, la cosa che mi lasciava insoddisfatto davanti agli articoli sul successo era proprio il fatto che facevano e fanno leva su questa nostra modalità di funzionare, sfruttano il bias (errore sistematico) che condiziona il nostro modo di affrontare le informazioni.

Per bilanciare il bias, quindi, ho adottato il principio di Popper e mi sono fatto una smeplice domanda:

Per tutte queste persone che hanno praticato le regole suggerite e sono arrivate al successo, quante ce ne sono che, praticandole, il successo non l’hanno ottenuto? 

Mi basterebbe trovare qualcuno che ha seguito le regole senza ottenere successo per dire che le regole non sono sufficienti. Giusto?

Be’, non volevo farlo, ma poi – una volta negata l’intenzione – la mia Monkey Mind ha inteso il compito e ha iniziato a riflettere per conto suo, così ora mi consiglia di scrivere che, regole o non regole, molte persone di successo sono state anche persone di fallimento. Ne cito tre, Thomas Edison, Abraham Lincoln Michael Jordan.

Michael Jordan a proposito dei propri fallimenti ha detto:

Ho sbagliato più di 9.000 tiri nella mia carriera. Ho perso quasi 300 partite. 26 volte, mi hanno dato la fiducia per fare il tiro vincente dell’ultimo secondo e ho sbagliato. Ho fallito più e più e più volte nella mia vita. È per questo che ho avuto successo.

Quindi il fatto saliente è che il successo non esclude un percorso costellato di fallimenti, anzi, e i Romani questo lo sapevano già e, non per niente, risale a loro il detto Ad astra per aspera.

PNL, Modeling e Steve Jobs

Prima di passare ai 5 modi per riprendersi da una sconfitta vorrei citare anche un altro grande personaggio. Uno che potrebbe mettere la parola fine alla questione, uno che fa emergere il paradosso… anzi… l’assurdo della questione (Husserl dice che una teoria è falsa quando contraddice i fatti, è invece assurda quando contraddice se stessa, cioè quando le conseguenze negano le premesse).

Gli articoli sulle regole per ottenere successo spesso si basano, come abbiamo detto, sull’osservazione di persone di successo. Conditi, poi, con la lezione della PNL e del Modeling, in questi articoli si insiste sul fatto che se vuoi avere successo in una cosa, dovresti sceglierti un modello, qualcuno che in quella cosa riesca alla grande, e osservare come fa per mutuarne le abitudini vincenti. Gli esempi sono numerosissimi, ma da qualche anno, Steve Jobs è molto gettonato tra gli uomini di successo da cui assumere le abitudini (così come Apple è il brand che tiene saldamente la testa della classifica dei marchi con più valore di mercato).

Be’, a proposito di realizzare se stessi e del rapporto che questo ha con gli altri, Jobs ha lasciato una testimonianza nel suo discorso a Standford, parlando ai neolaureati. In quel discorso diceva anche qualcosa che nega le premesse dei sudetti articoli:

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.

5 Modi per Riprendersi da una Sconfitta

Veniamo quindi alla quintessenza, al distillato di questo articolo. Ecco i 5 consigli per sollevarsi da una sconfitta e fare un passo avanti. Naturalmente il mio consiglio è di leggerlo senza dimenticare quanto ho scritto sin qui.

  1. Mettiti in testa che non sei una preda, ma un cacciatore. Quello che ti serve è là fuori e devi andare a prendertelo. Nella maggior parte dei casi nessuno te lo porterà a casa. Per averlo dovrai affrontare degli ostacoli e cadrai. È normale che sia così. Togliti dalla testa il “percorso netto”. Chi ottiene quel che vuole, mette lo “stile” e il “desiderio di essere ammirato” in secondo piano. Sei un cacciatore.
  2. Mettiti in testa che non sei sfortunato, ma un eletto, magari c’è qualcuno che ha più mezzi di te, ma quella è la sua parte, non è la tua partita. Se pensi di essere continuamente perseguitato da imprevisti e intoppi allora sei sulla buona strada. Ti chiederai perché. Eccoti il perché: se scegli una meta, ogni altra possibilità (ogni altro destino) è un imprevisto, ogni cosa che non ti servirà ad ottenere ciò che vuoi ti sembrerà un ostacolo. E nel novero delle possibilità, sono di più le cose che non hai scelto rispetto a quella che hai scelto. Non farti distrarre, l’unico ostacolo è la distrazione. Ricordati che hai eletto il tuo destino e devi giocare la tua partita con le carte che hai in mano e quelle che riesci a procurarti. Cerca di capire come sfruttare al meglio quelle che hai e vai a cercare quelle funzionali al tuo scopo. Come ricorda Derek Jeter: “Ci possono essere persone che hanno più talento di te, ma non hai scuse per non lavorare più duramente di loro.”
  3. Mettiti in testa che non sei una vittima, ma un contendente. Nessuno è contro di te, nessuno ce l’ha con te. Nemmeno pensano a te fino a quando non ti dimostri interessato alla stessa cosa che vogliono loro. Le risorse – economiche, emotive, relazionali, ecc. – sono scarse e contese, è un dato di fatto. Scegli il fair play, ma sappi che c’è una dura competizione per accaparrarsele, perciò usa il mind set degli atleti:
    1. Studia il terreno di gioco, studia la competizione, studia gli avversari.
    2. Preparati, preparati, preparati e, come ricorda Mark Spitz,”Se fallisci la preparazione, preparati a fallire.”
    3. Stai sempre pronto ad adeguare la tua strategia al variare degli elementi in gioco.
  4. Assumi i punti di vista di altre persone, soprattutto quelli dei tuoi detrattori perché nelle loro critiche si annidano le ragioni per cui continui a fallire. Fissa nella mente due delle 7 regole dell’ascolto attivo di Marianella Sclavi che ti aiuteranno a cambiare punto di vista.
  5. Non attardarti a descrivere cosa non vuoi, pensa chiaramente a quello che vuoi. Riformula con maggior chiarezza quello che vuoi ottenere in modo sempre più realistico. Perfeziona la tua visione e aggiungi i dettagli che di volta in volta le sconfitte aggiungono.

Ora tocca a te.

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Marianella Sclavi in un suo celebre testo (Arte di ascoltare e mondi possibili) ricorda le 7 regole dell’ascolto. Due di esse sono molto utili al fine di assumere una prospettiva “altra” per osservarci con miglior obiettività.

Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista. Ascoltare significa assumere il punto di vista dell’altro, sia pure temporaneamente e provvisoriamente. Se una persona mi parla posso dire che sono in ascolto solo se presto attenzione alle sue parole e cerco di comprendere la rete di significati che esse acquistano in relazione alla sua visione del mondo.

Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che potrebbe avere ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.

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