Scrivere per Ottenere un Colloquio di Lavoro

Career Coaching come ottenere un colloquio di lavoro, qui si vede l'attore Matthew McConaughey che fa il suo discorso al ricevimento del Premio Oscar
Matthew McConaughey. Discorso in occasione della sua premiazione agli Oscar.

diMatteo Rinaldi*

Ultimamente, a caccia di nuovi lavori, ho ricominciato a inviare proposte di formazione a grandi e medie aziende della mia regione. Scrivo email con il cuore e con il cervello. Racconto chi sono, cosa faccio, come lo faccio. Ordino, spiego, taglio. Limo, sistemo, chiarisco. Infine invio. Sapete quante volte mi rispondono?

Come scrivere per farsi capire davvero, motivare, ottenere un colloquio di lavoro vincente.

Da anni tengo corsi di scrittura. Li presento e pubblicizzo con titoli semplici, come “Email Netiquette”. Oppure creativi come “Non email troppo tardi”. O ancor più creativi, come “Carta incanta”.

Purtroppo non servono a niente, i titoli creativi: nel mondo internet contano le dannatissime parole chiave: “Scrivere per vendere”, “come scrivere meglio”, “Curriculum efficace” e brutture simili. Ma ho scelto di fregarmene. Resto fedele ai miei princìpi. E li pago, ma non ne sono pago: li porto avanti e pazienza se funzionano poco e male.

Il problema è che oggi ho capito una cosa nuova: oltre ai titoli, sono sbagliati i corsi.


Mi spiego: spiego e alleno le persone a essere chiare, calde, semplici, precise, con la scrittura. A cominciare bene, proseguire meglio, arrivare al concetto. Spiegare, motivare, chiedere.

È bellissimo vedere come, nel giro di pochissimo tempo, la loro scrittura migliori. È bellissimo vedere, nero su bianco, la loro soddisfazione.

Ultimamente però ho cominciato a raccontare loro anche un’altra verità. Che scrivere meglio è bellissimo ma, ahimè, non serve a niente o quasi. Me ne accorgo con il mio corsista più presente e zuccone: me stesso. Me ne accorgo ogni volta che metto in pratica le cose che insegno.

Quando la grande azienda non risponde: writing coaching

Ultimamente, a caccia di nuovi lavori, ho ricominciato a inviare proposte di formazione a grandi e medie aziende della mia regione. Scrivo email con il cuore e con il cervello. Racconto chi sono, cosa faccio, come lo faccio. Ordino, spiego, taglio, limo, sistemo, chiarisco. E invio.

Sapete quante volte mi rispondono? Mi vergogno a dirlo: una volta su cinque, quando va bene. E non parlo di risposte tipo “Venga subito a trovarci: non vediamo l’ora di parlare con lei”. Magari.

Parlo di risposte come: “RingraziandoLa per il Suo interessamento, le comunichiamo che attualmente siamo coperti con le Ns. forze. Distinti saluti.

Mi dicono che non devo stupirmi: in Italia è così. Ok, però mi stupisco lo stesso. Cristo, scrivo qualcosa con il cervello, con l’anima e con il cuore: per quale misterioso motivo devo considerare la loro risposta come una gentile concessione?

E allora mi domando: ha davvero senso quel che spiego, che scrivo, che insegno? Ha senso sforzarsi di scrivere bene, di essere puliti, reali, trasparenti? Di impiegare tempo a sistemare frasi, tagliare, far suonare anche le virgole e perfino le sillabe?

Mah. Una cosa però l’ho capita: quando la grande azienda non risponde (e badate che scrivo a direttori commerciali, titolari, responsabili risorse umane; gente che la buona comunicazione dovrebbe amarla perfino più dello stipendio) risolvo con una seconda e-mail, brevissima. Una cosa tipo:

Gentile dottoressa X, le ho scritto un’e-mail 25 giorni fa. Spero abbia ricevuto. Sarei felicissimo anche di un “La smetta di importunarci”, piuttosto che del silenzio. È molto più cortese e risolutivo”.

Allora la risposta arriva: “Sì, avevo ricevuto, mi scusi ma sono stata molto occupata. RingraziandoLa per il Suo interessamento, le comunichiamo che attualmente siamo coperti con le Ns. forze…” eccetera.

Insomma, una magra soddisfazione. Così il mese scorso, durante un Non email troppo tardi per un pubblico di neolaureati, ho proposto un esperimento. Si chiama: Scrivi come cazzo vuoi, ma scrivi poco e fatti furbo.

Prima lezione: millanta una conoscenza potente. Non importa se non la sai sostenere: conta solo fissare l’appuntamento. Farsi vedere in faccia, parlare, far sentire chi sei attraverso corpo e voce, oltre alle parole. Da quel momento è tutto più facile.

In cinque hanno scritto una email che cominciava così: “Buongiorno, sono Nome e Cognome e le scrivo per proporre la mia candidatura. Lo faccio su indicazione dell’assessore regionale Biliardi, nonché del suo Amministratore Delegato, dottor Randazzo, da cui ho avuto il piacere di avere il suo riferimento.

Ci credete che in tre hanno avuto risposta e appuntamento immediato?
____________

*Sull’autore

Matteo Rinaldi, 51 anni, 2 figlie, un grande amore per voci, parole e quel mare magnum che chiamiamo “comunicazione“. Matteo Rinaldi studia e allena soprattutto la parola, scritta e detta: dalla voce alla scrittura, cerca il modo migliore – i tanti modi onesti, sinceri ed efficaci – per far arrivare prima e meglio un messaggio, stimolare l’attenzione, accendere le emozioni.

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